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Con Oriana Fallaci voglio provare a sperimentare, voglio provare a soddisfare anche le esigenze per chi si trova poco tempo e va sempre di corsa. Partirò da frasi tratte dai suoi libri o dalle interviste e proverò a integrare con foto e video per raccontare questa donna che di certo non può essere sintetizzata in un articolo.

“Fiorentino parlo, fiorentino penso, fiorentino sento. Fiorentina è la mia cultura e la mia educazione. All’estero, quando mi chiedono a quale Paese appartengo, rispondo: Firenze”.

Classe ’29, Oriana cresce in una famiglia poco agiata ma dai sani valori: il padre Edoardo, lottò contro il regime fascista. La stessa Oriana a soli 14 anni era in prima linea nella resistenza partigiana: aiutava i prigionieri fuggiti dai campi di concentramento e consegnava messaggi e armi come staffetta.
Brava a scuola, riuscì a diplomarsi con un anno di anticipo: agli esami presentò un tema “Il concetto di patria dalla Polis greca a oggi” che divise i suoi professori più conservatori da quelli più progressisti. Alla fine le diedero un 10 e da lì in poi non si è più fermata.

Inizia la sua carriera nel mondo del giornalismo, prima scrivendo articoli di cronaca nera, poi giudiziaria e infine anche di moda.
Lavora nel giornale dello zio “Epoca”, ma per paura di essere accusato di nepotismo renderà a Oriana la vita complicata. Successivamente passò all’Europeo: erano gli anni della Dolce vita.

“Per esser buona un’intervista deve infilarsi, affondarsi, nel cuore dell’intervistato” dirà Oriana nel 2004

Oriana mette a punto una tecnica in cui l’intervista viene studiata a tavolino, in cui l’intervistato viene spinto nella direzione in cui avrebbe fatto a meno di andare. Il risultato sarà quello di farlo cantare senza avergliele suonate!

La collaborazione con l’Europeo continua e si consolida: viene inviata alla redazione milanese che le consentirà di viaggiare in giro per il mondo.
Tra i suoi viaggi ricordiamo quello in Oriente, da cui tirò fuori un’inchiesta sul ruolo delle donne e sul loro modo di vivere.

Il giornalismo, in realtà, era solo un modo per arrivare al suo vero obiettivo: la letteratura.
Nel 1962 pubblica “Penelope alla guerra” storia di un triangolo amoroso ambientato a New York tra Giovanna e una coppia di ragazzi omosessuali.

Continuerà a scrivere e darà vita a racconti e reportage frutto di esperienze segnanti: vivrà fianco a fianco con gli astronauti dei progetti Gemini e Apollo, vedrà in prima persona gli orrori della guerra in Vietnam. Oriana non si limita a raccontare: i suoi racconti sono pregni degli stati d’animo e delle paure dei protagonisti.

“Vi sono momenti, nella vita, in cui tacere diventa una colpa e parlare diventa un obbligo. Un dovere civile, una sfida morale, un imperativo categorico al quale non ci si può sottrarre.”

Tra gli anni Sessanta e Settanta Oriana è inarrestabile: rivolta dei neri a Detroit in seguito all’uccisione di Martin Luther King, morte di Bob Kennedy, situazione mediorientale. Iniziano le interviste a personaggi impensabili: Indira Gandhi, Yassir Arafat, re Hussein di Giordania, lo Scià di Persia, Gheddafi.
Fu la prima donna a intervistare l’ayatollah Khomeini, leader del regime teocratico iraniano, lontano dal riconoscere i diritti delle donne. Durante l’intervista, il 26 settembre 1979, la Fallaci pose domande scomode, lo chiamò “tiranno”, chiese perché costringeva le donne a nascondersi dietro “uno stupido cencio medievale” e davanti alla risposta misogina, si tolse il chador.

Intervista a Khomeini

Scrive “Lettera a un bambino mai nato”, monologo commovente che affronta il tema dell’aborto e “Uomo”, storia di Alekos Panagulis, eroe della Resistenza greca nella lotta ai Colonnelli e compagno per anni della vita di Oriana.

Ma cosa pensa Oriana dell’amore? E’ utile o dannoso? – le chiesero una volta.
Solo Scomodo: perché complica l’esistenza, distrae dal successo, impegna energie. Tuttavia indispensabile: il lavoro serve a tante cose, a quella no. Naturalmente trovo molto più eroica una donna che pur avendo un lavoro riesce a sostenere il peso di un amore, anziché una donna che non avendo nulla da fare si dedica tutta a un amore. Ma gli uomini che lavorano non hanno forse lo stesso problema? Ed è poi un problema?

Il successo valica i confini: le principali testate americane e francesi parlano di lei, della sua vita e delle sue opere. La fama porterà Oriana frequentemente negli Stati Uniti, tanto da trascorrere gli ultimi anni lì. Durante questi, ormai ammalata di un male incurabile, scrisse la saga della sua famiglia.

Romperà il silenzio nel 2001: le torri gemelle erano state colpite a morte e Oriana uscì dal suo isolamento per scrivere un articolo pubblicato sul Corriere della Sera, andato esaurito immediatamente, in cui criticava l’ottusità dell’Islam.

L’ultima intervista la Fallaci la concede al «New Yorker». Racconta qualcosa del suo passato, attacca di nuovo il mondo arabo e conferma la sua astensione dal voto in Italia.

“Lottate, ragionate col vostro cervello, ricordate che ciascuno è qualcuno, un individuo prezioso, responsabile, artefice di se stesso, difendetelo il vostro io, nocciolo di ogni libertà, la libertà è un dovere, prima che un diritto è un dovere.”

Vi lascio a un documentario, trovato curiosando su YouTube:

Inoltre, vi segnalo anche un film sulla sua vita:

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