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La loro identità non è nota e i personaggi che rappresentano stanno popolando i centri storici delle principali città italiane. Loro sono le street artists Lediesis. 

I vostri personaggi fanno l’occhiolino al passante e sul petto sfoggiano l’inconfondibile “S” di Superman. Quale messaggio intendono comunicare questi due elementi all’interno delle vostre rappresentazioni?  

Quello che ci muove è arrivare al cuore della gente, provocare emozioni. Il nostro sogno è quello di cambiare la visione del mondo e delle menti attraverso l’arte. In quello che facciamo in realtà non seguiamo mai una scelta pensata, ma guidata dall’istinto. La nostra ricerca di cambiamento si riflette nella pittura e nella scelta dei personaggi che decidiamo di dipingere: donne libere e illuminate che danno un messaggio positivo, di crescita individuale che si riflette anche sulla crescita spirituale della società. Per questo sono rappresentate con la “S” di Superman e strizzano l’occhio al passante in gesto complice: perché ognuno possa riflettere e scoprire i propri superpoteri.

Come è nata l’idea di utilizzare personaggi noti per comunicare un messaggio?

L’idea di Lediesis è nata quasi per scherzo l’anno scorso, mentre eravamo in visita ad Arte Fiera a Bologna. Abbiamo fatto percorsi diversi, una di noi viene da studi artistici, l’altra ha sempre orbitato nel mondo dell’arte e della comunicazione, ma essendo due amiche siamo riuscite a far convergere le nostre intenzioni nel progetto delle “Superwomen”, che via via ha preso sempre più consistenza e noi sempre più consapevolezza a mano a mano che la nostra ricerca interiore è andata in profondità, anche nella scelta di personaggi che, in un dato momento storico, con il loro comportamento hanno aiutato e aiutano a far riflettere.

Come scegliete i luoghi in cui realizzare le vostre opere? 

Ambedue, sotto vari aspetti, da diverso tempo siamo nell’ambiente della street art, quindi abbiamo sviluppato una sensibilità nel realizzare un’opera per strada, cercando di porre la massima attenzione al contesto in cui operiamo. Siamo  molto attente al luogo dove attacchiamo, prediligendo finestre o archi ciechi che incorniciano le nostre “Superwomen”, perché valorizzano sia le nostre opere, sia il posto in cui interveniamo.

I personaggi sono principalmente donne, ma tra queste anche degli uomini e la famosa cagnolina Laika. Come scegliete i personaggi da rappresentare? 

Ogni personaggio che scegliamo in quel momento per noi ha davvero un superpotere, qualcosa di speciale che può essere d’esempio a tutti.

Che tecnica usate?

Sono dipinti in acrilico su carta velina.
Ci piace realizzare i nostri personaggi insieme e crearli prima in studio e poi procedere all’attacchinaggio notturno. Ci sembra la soluzione più comoda.

Avete sempre usato la street art per veicolare i vostri messaggi o avete scelto questa forma d’arte per questo specifico progetto? 
Ormai la street art è completamente sdoganata all’interno della scena artistica italiana e internazionale, ma continua a conservare delle specificità grazie ad un contatto più diretto, informale e quotidiano con lo spettatore, ma anche per una maggiore “libertà” creativa e di espressione, per cui riesce a spingersi là dove gli artisti più tradizionali sembrano avere il timore di avventurarsi.
La street art è quindi un mezzo di comunicazione con un’energia incredibile. Il fatto che si realizzi per strada è un motivo in più per veicolare messaggi positivi. Gli street artists hanno una grandissima responsabilità perché sono sotto gli occhi di tutti. Arrivare alla street art, quindi per noi è stata una conseguenza del nostro percorso interiore.

Da dove nasce l’idea di non svelare le vostre identità? E di conseguenza, perché avete scelto di farvi chiamare “#Lediesis”? 

In un mondo in cui c’è la smania di protagonismo, ci piace essere invisibili. E’ questo il nostro superpotere! La scelta del nome che usa l’hashtag gioca sia sul linguaggio social sia su quello musicale. Inoltre già nel pronunciare Lediesis (ladies) è chiaro che si vuole rendere omaggio a delle grandi signore, ma anche a tutte le sisters, le sorelle.

 Ho letto che siete in mostra con una personale. Ci direste qualcosa di più?  Quali progetti avete per il futuro?

Siamo reduci dalla mostra “Superwomen 8 Donne x 8 Città” al Museo Archeologico Nazionale di Napoli, un progetto in cui abbiamo portato nel museo 8 icone femminili che abbiamo attaccato in copia in occasione di questo 8 marzo in 8 città italiane: Firenze, Milano, Bari, Venezia, Bologna, Napoli e L’Aquila. L’idea di questa mostra itinerante, che abbiamo condiviso con il direttore del Museo Paolo Giulierini, una persona unica e preziosa, con una formidabile attenzione per i linguaggi artistici e contemporanei, era quella di rendere Napoli la città scelta come fulcro di questo viaggio.

Viaggio che farà tappa a Firenze dal 22 ottobre al 5 novembre, grazie alla collaborazione con il Comune di Firenze, il “Florence Queer Festival” e il “Festival dei Diritti”, in uno spazio pazzesco: il Semiottagono delle Murate, un tempo spazio deputato a carcere, nel cuore del centro storico. Contemporaneamente siamo in una collettiva a Roma alla “Casa delle donne Lucha y Siesta” e a gennaio sbarcheremo a Venezia.
Non è dove esponi che è importante, ma il contenuto che proponi e come lo proponi. Per noi è importante attaccare per strada ma anche esporre in un museo per far conoscere la street art anche dove non te l’aspetti, cercando di creare un allestimento fresco che non snaturi il lavoro che fai in strada.

Lasciamoci con un messaggio: cosa vorreste dire alle donne di domani? 

Ci attende un nuovo Rinascimento in cui la donna sarà protagonista. Apriamo cuore e mente!
Camminiamo insieme e il cammino si aprirà.

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