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Nel secondo incontro del nostro “Giovedì Letterario” Gisella Blanco ci racconta Anne Sexton.

A seguire vi lascio degli estratti, mentre per la videointervista basterà cliccare al link di seguito:

Ineducabile e ribelle, era cresciuta in una famiglia alto-borghese esternamente impeccabile, ma che in realtà nascondeva diverse problematiche che hanno influenzato l’esistenza della stessa artista.

La madre la ignorava e il padre, troppo preso dai problemi con l’alcol, disprezzava la famiglia. In questa situazione la zia Anne, dettà Nanà, divenne per lei un solido punto di riferimento, una sorta di alter ego, oltre che ispiratrice, in grado di farla uscire da questa profonda solitudine. Le due vissero un destino di follia che in qualche modo le legò attraverso un profondo vincolo emotivo.

La vita di Anne fu caratterizzata da brevi periodi di internamento: fece, infatti, parte dei poeti confessionali che per scelta si chiudevano in manicomio, facendo di questi internamenti una sorta di suggestione didattica, una “vacanza studio” i cui risultati confluivano poi nella poesia.

Nonostante avesse creato la propria famiglia e nonostante amasse profondamente figli e marito, Anne si sentiva soffocata dai ruoli di madre e moglie imposti dalla società. Cercava, così, riparo in altri uomini, non riusciva a trattenersi dall’avere con loro rapporti, avvertiva la necessità di farli sentire sessualmente potenti. Fu lo stesso psichiatra che la seguiva a spingerla a incanalare questo estro nella poesia.

Nonostante siano passati circa sessant’anni, la poetica di Anne Sexton risulta tutt’oggi attuale. Molti dei taboo di allora non possono di certo dirsi risolti.

Se queste poche righe vi hanno incuriosito, vi invito a cliccare il video sopra per ascoltare l’intervista completa.

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