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25 novembre: oggi celebriamo la giornata mondiale contro la violenza sulle donne.

Ma perché proprio il 25 novembre?

Il 25 novembre 1960 a Santo Domingo, 3 sorelle, Patria, Minerva e Marìa Teresa Mirabal, furono uccise dal dittatore Trujillo. Durante una delle loro visite ai mariti in carcere, furono prese a bastonate, rimesse sull’auto in cui stavano viaggiando e gettate in un burrone, al fine di simulare un incidente.

L’atroce atto fu una ripicca del governo per ostacolare la crescente ribellione di allora. Le tre donne, infatti, facevano parte del movimento “14 giugno”, militanza condivisa anche dagli stessi mariti. Chiunque ne faceva parte veniva perseguitato e incarcerato: nel 1960 le stesse sorelle furono recluse e rilasciate alcuni mesi dopo, al contrario dei mariti che, invece, restarono in carcere.

L’episodio delle Las Mariposas, le Farfalle, ebbe il potere di scuotere gli animi e così l’anno successivo il regime dittatoriale fu deposto.

Il 25 novembre 1981 avvenne il primo incontro internazionale femminista delle donne latinoamericane e caraibiche: da quel momento la data simbolica del 25 novembre è stata commemorata in tutto il mondo.

Qual è la situazione in Italia rispetto alla violenza sulle donne?

Il 17 luglio 2019 in Italia è stato approvato il codice rosso che prevede una corsia preferenziale e più veloce per i casi di violenza contro le donne e i minori.

Entro 3 giorni dall’acquisizione della notizia di reato, il pubblico ministero deve acquisire informazioni dalla persona vittima o da chi ha denunciato il reato. Il provvedimento ha anche introdotto inasprimenti della pena. Inoltre, a differenza di prima, la vittima non ha più soli sei mesi per sporgere denuncia ma 12.

Dalla sua introduzione nelle Procure sono state aperte quasi 4.000 indagini sui nuovi reati introdotti dal Codice Rosso (periodo agosto 2019 – luglio 2020):

  • Violazione del provvedimento di allontanamento dalla casa familiare e del divieto di avvicinamento dei luoghi frequentati dalla persona offesa: 2.735 indagini aperte.
  • Revenge porn: 1.083 i procedimenti penali avviati.
  • Deformazione del viso: 82 inchieste aperte.
  • Costrizione o induzione al matrimonio: 32 nuovi casi.

Durante il primo anno 90 processi sono stati definiti in primo grado e 120 sono in corso in fase di dibattimento.

Abbastanza? No, soprattutto se consideriamo che nei primi dieci mesi del 2020, in Italia, si sono verificate 90 morti per femminicidio e se consideriamo che durante il lockdown il fenomeno dei femminicidi è triplicato, registrando un caso ogni 3 giorni.

Di certo possiamo dire che è un passo importante: dopo la consapevolezza del fenomeno, studiato e analizzato dal punto di vista sociologico, il suo riconoscimento da parte dal legislatore è un tassello che si aggiunge all’ancora lungo cammino che la parità di genere deve percorrere.

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