fbpx
Giuditta Sin – © Fabio Rorschach

Cari amici di “Donne con le gonne”, oggi abbiamo con noi una performer e danzatrice, lei è Giuditta Sin.

Lo scorso dicembre hai portato per la prima volta in Italia “Ecosex”, un progetto sull’ecosessualità, un movimento che nasce negli Stati Uniti dieci anni fa, con un preciso manifesto, che ha poi preso piede in tutto il mondo. Ci potresti spiegare quali sono le caratteristiche di questo movimento e come ti sei avvicinata?

Le caratteristiche del movimento sono molto semplici, ma altrettanto forti. Non fa altro che rivendicare un ribaltamento di quella che è la figura della natura, non più vista come l’abbiamo sempre vista nella tradizione, come Madre Natura, ma come un’amante. C’è quindi un ribaltamento del rapporto, non più inteso come verticale, di dipendenza, di sfruttamento, ma orizzontale, ovvero basato sulla reciprocità e sulla sostenibilità. Il movimento lo paragona a un rapporto amoroso. C’è un risvolto erotico molto forte all’interno di questa corrente perché, in qualche modo, l’energia sessuale è l’energia che ci permette di riappropriarci di quel tipo di naturalità.

Sono sempre stata molto ispirata dalla natura, il bello l’ho sempre collocato lì. Ho iniziato a fare foto nei boschi, nel verde, diversi anni fa e a costruire questo rapporto tra me e la natura, cercando proprio di ritrovarlo, di riallacciarlo, visto che andiamo ad allontanarcene. Poi, cercando online, mi sono imbattuta in un articolo che parlava di questo movimento. Ho letto il manifesto, visto un video e da lì ho iniziato ad interessarmi.

Ho capito che li sentivo molto vicini a me, anche se loro hanno più o meno mantenuto sempre un’estetica molto più legata al kinky, al fetish, mentre io, in qualche modo, ho cercato di ricreare un altro tipo di immaginario e di estetica, probabilmente anche più da europea quale io sono, con mie tradizioni e altri background.

“Ecosex” è un progetto multiartistico, che mescola e amalgama aspetti diversi dell’arte. Com’è nata l’idea e quali altre figure hai coinvolto?

Appena ho realizzato di voler portare avanti quest’idea di “Ecosex”, ho iniziato un po’ a sperimentare con delle performance. Il progetto era esclusivamente performativo e ho iniziato a collaborare subito con un flower artist, Alexandros Mars, con cui poi ho portato avanti il progetto. Confrontandoci su questa cosa sono riuscita a realizzare la prima performance con delle installazioni floreali sul mio corpo e quindi un primo approccio di interazione con la natura.

Da quel momento in poi ho iniziato a sperimentare in altre situazioni, in altri luoghi, finché non ho incontrato Rossana. Le ho raccontato di questo progetto e lei lo ha accolto con entusiasmo, iniziando a darmi dei consigli. Mi ha detto “perché non coinvolgi anche altri artisti che possono essere affini a ciò che fai, per rimarcare ancora di più il concetto?”.

Quest’idea mi è piaciuta. Avevo già pensato a una mostra interattiva, a una residenza artistica molto interattiva, con un ambiente musicale di un certo tipo, con una parte olfattiva molto sviluppata e che mantenesse la parte performativa.

Poi abbiamo deciso di includere anche una bravissima artista, una scultrice, Daria Polotti, che ha creato un’immagine bellissima, questo corpo di donna da cui emergevano fiori e piante, che ricordava Ofelia, ma vista in chiave più ecosessuale.

L’intreccio che si crea tra te, natura e pubblico risulta molto intimo e privato, diciamo che sembra quasi di trovarsi in un’altra dimensione. Come ti sei preparata per riuscire a creare questo legame tra i diversi attori?

Nascendo come performer, in realtà, quella era la parte in cui mi sentivo più a casa, più tranquilla, perché sono molto abituata a lavorare con lo scambio di energie tra me che performo e le persone che ho intorno a me.

Quel legame lì, di cui tu parli, per me è proprio la base, senza quello non posso riuscire a trasmettere il messaggio che voglio trasmettere. Mi sono mostrata e mi mostro nel modo più naturale e sincero possibile e credo che questa apertura, questa autenticità, in qualche modo arrivi alle persone che partecipano con me a quel momento, che si sciolgono a loro volta, che si aprono, permettendo la creazione di uno scambio reale, attraverso un canale di apertura.

Il progetto coinvolge attivamente il pubblico, che non si limita a essere osservatore. In che modo interagisce?

Nella performance che ho creato per “Ecosex”, ero io che con delle rose accarezzavo prima me stessa e poi anche il pubblico, quasi a volergli far percepire il benessere che provavo ad accarezzarmi, per risvegliare in loro la stessa sensibilità.

Il gesto di toccare va a rompere ancora di più un’altra paura, la paura dell’estraneo, di una persona che non conosci e che improvvisamente ti tocca, creando una relazione con te. Questa è una paura che abbiamo un po’ tutti e credo che quando la riusciamo a superare, è come se si sciogliessero determinati blocchi.

L’ecologia è oggi un tema caldo, legato al sesso lo diventa ancora di più. Come è stato recepito questo movimento in generale e il tuo progetto in particolare in Italia?

Il movimento ecosessuale in Italia non è stato affatto recepito, tant’è che io sono stata una delle poche ad accorgersi di questa cosa e a decidere di farci un lavoro artistico, di ispirarmi. Credo che risulti molto nuovo, nonostante siano già 10 anni che esiste.

Questo probabilmente per una serie di problematiche culturali che abbiamo ancora in Italia e il fatto che ci sia il sesso di mezzo è sicuramente tra i motivi principali. Ci vuole comunque una certa apertura mentale per accettare questo tipo di visione.

Ho letto che non ami le etichette, questo ti consente di “fluttuare” nel mondo dell’arte, sperimentando senza costrizioni. Danza, teatro e burlesque: raccontaci un po’ di te.

Ho iniziato con la danza, il mio primo amore è la danza e confermo, a distanza di svariati anni, che il mio amore resta comunque sempre e solo la danza.

La danza è in tutto, è un approccio alla vita, “danzare la vita” è un termine che ultimamente si sente spesso, per fortuna. E’ quello che mi permette di spaziare tra una cosa e l’altra. Non è importante l’ambito o lo strumento che sto utilizzando, quanto il modo, l’approccio e l’animo con cui faccio quella cosa.

Progetti per il futuro?

In generale sono un po’ più tipa da progetti per il presente, mi piace pensare le cose e cercare subito di portarle nella realtà, di materializzarle, proprio perché penso che se una cosa esiste prima nel pensiero, il passo successivo è sicuramente quello materiale, quindi mi trovo in mezzo a mille cose diverse.

Sicuramente rispetto a “Ecosex” stiamo cercando di farlo conoscere a un pubblico più ampio, abbiamo avuto la possibilità di farlo per la prima volta al “Macro” di Roma, un’esperienza molto bella, ma adesso vorremmo cercare di trovare degli spazi altrettanto adeguati e consoni al progetto, che gli permettano di farsi conoscere a un pubblico più largo e che possa pian piano permeare la nostra normalità. Ancora è tutto da concretizzare, siamo indirizzate verso altre città, poi ovviamente se arriva qualcosa di interessante a Roma, saremo felici di accoglierla.

Lasciamoci con un messaggio: cosa ti senti di dire alle donne di domani?

In realtà alle donne di “oggi” mi sento di dire di non aspettare domani per essere quello che veramente sentono di voler essere.

Se vi va di sentire l’intervista, vi invito a cliccare sul seguente link:

Se siete curiosi, date un’occhiata alla performance:

Share This